Artemis II: ripercorriamo i 10 giorni dell’equipaggio nello spazio
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a qualcosa di incredibile: abbiamo vissuto la missione Artemis II attraverso foto, video, interviste e dirette della NASA. Abbiamo visto “live” quattro esseri umani lanciati nello spazio, proiettati verso il futuro. Li abbiamo visti ridere, muoversi, divertirsi, lontani da questo mondo, lontani dalle guerre e da tutto quello che sta succedendo intorno a noi.
Erano — e rimarranno — immagini di cui avevamo bisogno, che segnano un nuovo, importantissimo traguardo per l’intera umanità. Nel silenzio del cosmo, siamo stati spettatori di 10 giorni di viaggio, andata e ritorno, tra successi ed esperimenti, che sono serviti a porre le basi per i futuri allunaggi.
Un nuovo, importantissimo tassello nell’esplorazione umana dello spazio profondo.
Un’impresa significativa, capace di ispirare una nuova generazione di esploratori e di dimostrare il valore della collaborazione internazionale.
Cos’è Artemis II
Il nome “Artemis” deriva da Artemide, dea greca della Luna e gemella di Apollo, e richiama simbolicamente l’eredità del programma Apollo. Artemis II, la missione di esplorazione lunare della NASA, non è stata solo un viaggio attorno alla Luna: ha avuto il compito di preparare il terreno per le missioni future, incluse quelle verso Marte. Una missione propedeutica in vista delle prossime, che prevede di riportare gli esseri umani sulla Luna e di consentire una presenza sempre più stabile, anche attraverso la costruzione di una base lunare. A cosa è servita, in parole semplici, la missione? A verificare il corretto funzionamento delle tecnologie già disponibili, per capire con precisione cosa aggiungere e migliorare attraverso una serie di verifiche sulla navicella Orion (posizionata sulla punta di Space Launch System (SLS), il potente razzo della NASA alto quasi cento metri) e sui vari sistemi di supporto vitale dell’equipaggio.
La Terra sorge dietro la Luna, mostrando una magnifica falce.
Immagini della NASA reperibili al seguente link
L’equipaggio di Artemis II
Un milione di chilometri in poco più di una settimana e il giro intorno alla Luna: questa l’impresa incredibile dell’equipaggio di Artemis II, oltre cinquant’anni dopo l’ultima missione lunare.
Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen sono ufficialmente le persone che si sono allontanate maggiormente dal nostro pianeta, raggiungendo una distanza di 406.771 chilometri.
Attraverso questa missione sensazionale, la NASA – National Aeronautics and Space Administration ha riacceso l’interesse per l’esplorazione umana dello spazio profondo e della Luna, 57 anni dopo che il primo uomo ha messo piede sul suolo lunare.
Test tecnici ed esperimenti su Artemis II
Seguiti giorno per giorno, dal punto di vista più tecnico e scientifico — senza entrare troppo nei dettagli e nei tecnicismi —, i membri dell’equipaggio sono stati protagonisti di diversi esperimenti utili a testare non solo la navicella, ma anche loro stessi, in termini di salute psichica e fisica e di lavoro di squadra. Orion è stata testata in lungo e in largo, per esempio mettendo sotto stress il suo motore, disattivando il dispositivo di raffreddamento ed effettuando un test di pilotaggio manuale, simulando un guasto dei sistemi automatici. In alcuni tratti del viaggio, la navicella è passata da una velocità di migliaia di chilometri orari a poche centinaia e, grazie allo scudo termico di cui è dotata, ha attraversato punti in cui la temperatura ha raggiunto migliaia di gradi centigradi.
Cos’è successo durante quei dieci giorni nello spazio
La capsula di Artemis II e il suo equipaggio hanno attraversato l’atmosfera terrestre e sono ammarati in sicurezza nell’oceano Pacifico venerdì 10 aprile, dopo circa 10 giorni nello spazio.
Il primo viaggio umano in orbita attorno alla Luna dopo oltre mezzo secolo ha segnato traguardi importantissimi, immortalando momenti che né l’equipaggio né tutti noi, che abbiamo seguito la missione dal nostro divano, potremo mai dimenticare.
Gli astronauti hanno battezzato due nuovi crateri mai visti fino a oggi: uno è stato chiamato Integrity, come la navetta Orion su cui viaggiano, e l’altro Carroll, in memoria della moglie del comandante Wiseman, deceduta nel 2020; hanno visto da lassù il tramonto della Terra; hanno assistito a un’eclissi solare (il satellite ha oscurato il Sole per quasi un’ora, permettendo loro di osservare la corona solare da una prospettiva unica e inusuale, dando loro così la possibilità di osservare il lato nascosto della Luna. In quel momento sono rimasti completamente isolati per diversi minuti, senza alcun collegamento radio).
Il 6 aprile alle 19:56 (ora italiana), inoltre, sono arrivati alla massima distanza dalla Terra mai raggiunta da esseri umani: Artemis II ha battuto il record di 400.171 chilometri dalla Terra stabilito da Apollo 13 nel 1970, portandosi a circa 406.771 chilometri dal nostro pianeta.
Cos’ha reso Artemis II così speciale?
Un racconto spontaneo, umano, coinvolgente: grazie all’equipaggio e ai contenuti trasmessi e pubblicati dalla NASA, abbiamo condiviso la quotidianità nello spazio. Li abbiamo seguiti quotidianamente, vedendo il barattolo di un noto marchio di cioccolata fluttuare nella navicella, osservandoli in diretta, senza filtri, raccontare in maniera ordinaria qualcosa di straordinario.
Abbiamo visto l’equipaggio allenarsi, raccontarsi, ridere e commuoversi: Wiseman, Glover, Koch e Hansen sono riusciti a conferire un senso di normalità in condizioni incredibili. Hanno riempito i nostri social di contenuti spontanei e dietro le quinte, di selfie sorridenti ed emozioni tangibili, rendendo questa missione indimenticabile per il mondo intero.
In alcuni istanti, sembrava quasi di essere lì con loro, ed è esattamente questo che ha saputo rendere la missione così emozionante: la narrazione profondamente umana con cui è stata raccontata Artemis II, concentrandosi non solo sull’astronave in sé, ma sulle persone al suo interno.
Un equipaggio che ha trasmesso da subito un legame profondo, non solo professionale e scientifico, ma anche umano, fatto di emozioni e di una connessione capace di sorreggerli anche in assenza di gravità. Artemis II ha ispirato il mondo intero e, per qualche giorno, ha lanciato un messaggio importantissimo all’intera umanità: tutto è possibile, anche superare i limiti umani.
It’s a great time to be alive.
Autori: Dr. Diego Tasselli e Antonio Marzo – Halminak S.r.l. CEO, Responsabile Dipartimento Esplorazione Spaziale TS Corporation
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